Referendum costituzionale: il mio Sì pragmatico, non fideistico



Un sì pragmatico, non fideistico. Perché, è evidente, alcuni contenuti della riforma costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci con il referendum del 4 dicembre 2016 possono essere indubbiamente migliorati. E la loro interazione con la nuova legge elettorale che verrà sicuramente da approfondire. Ma l'attesa della perfezione può costare cara e avere l'infinito come prezzo da pagare. E poi, se non ora quando? In una Europa le cui fondamenta scricchiolano sempre più sotto il peso di disoccupazione, disuguaglianze, immigrazione ed egoismi di vario genere, restare fermi e immobili è un rischio enorme. Il rischio di riavvolgere il nastro della storia fino al punto di rileggere le oscure pagine scritte dai radicalismi populisti.


Troppe volte il "vecchio continente" è stato reo di immobilismo "gattopardiano". E ora, se non adatta i suoi sforzi alle sfide che ha di fronte, rischia il fallimento dei suoi progetti di unità, pace e prosperità. L'Italia soffre l'instabilità dei suoi governi da troppi decenni. La linea progettuale è stata continuamente interrotta per essere poi ripresa nel susseguirsi degli inquilini a Palazzo Chigi. Il risultato è quello di un Paese che troppo spesso è rimasto indietro rispetto al resto d'Europa. La mia è un'analisi pratica e pragmatica, una constatazione priva di ogni fideismo. Non entro e non voglio entrare nel merito politico. Questo compete ad altri.

Ma sono convinto che questa sia la prima vera grande occasione di cambiamento sistemico che l'Italia ha dal dopoguerra ad oggi e mi pare si debba riflettere a lungo prima di sciuparla. Non solo nell'interesse dell'Italia ma anche dell'Europa tutta. 

Gli "ismi" de "Il secolo breve" sono stati ricacciati nelle fogne grazie ad un'Europa che ha saputo unirsi mettendo ai margini i parassiti. Quei parassiti che spesso tornano con prepotenza sulla scena nel tentativo di distruggere i progressi fatti. Quei parassiti che, con varie forme, anche oggi infestano il nostro Paese: dai furbetti del cartellino a certi maneggioni della finanza, dai politici politicanti ai professionisti del "sempre contro". Rubano e sottraggono indebitamente energie al Paese. Le sfide da affrontare sono sul tavolo e quantomeno per affrontarle, nella speranza di vincerle, serve governabilità, visione progettuale, onesta continuità nell'interesse del Paese. Per questo, il 4 dicembre voterò Sì.
by Maurizio Decollanz. Powered by Blogger.