Oltre il dogma e la realpolitik: due specchi del nostro tempo
- Messiah e il nodo della fede: al di là della natura del suo
protagonista, la serie ci ricorda una verità storica e teologica ineludibile.
Le grandi religioni monoteiste condividono una radice geografica ed etica
comune, ma vengono troppo spesso imbrigliate in logiche di esclusivismo dogmatico
e strumentalizzate da estremismi che tengono in ostaggio il mondo. Messiah
non offre risposte teologiche, ma ci costringe a chiederci quanto del nostro
approccio al "sacro" sia dettato dalla ricerca della verità e quanto
dal bisogno di conferme identitarie.
- The Diplomat e l'arte del contenimento: sul fronte geopolitico, The Diplomat ci trascina nei corridoi della trattativa informale e della realpolitik. La diplomazia sotterranea non è la bacchetta magica che risolve le ingiustizie della storia o gli squilibri strutturali; è, più modestamente, il pompiere che evita che la pentola a pressione globale esploda. In un'era segnata dalla crisi delle istituzioni multilaterali come l'ONU e dalla proliferazione del ricatto nucleare, la serie mostra quanto sia fragile il confine tra il dialogo e il baratro.
Perché vale la pena guardare queste due serie oggi? Non certo per cercare risposte pronte all'uso o ricette tascabili per i grandi dilemmi religiosi e geopolitici del XXI secolo.
Il loro valore risiede nel servire da palestra per il senso critico.
In un mondo che grida certezze infrangibili, l'atto più rivoluzionario che possiamo compiere resta uno solo: continuare a farci le domande giuste.
