Giuseppe Decollanz, eroe borghese della Scuola: era mio padre

Giuseppe Decollanz (Irsina, 1 dicembre 1935 – Bari, 8 giugno 2012)
è stato un dirigente pubblico, educatore e scrittore italiano
Era mio padre e questo bastava a farne un eroe per me. Quando mi raccontava della povertá in cui era cresciuto, orfano di guerra e primogenito di tre fratelli per i quali non sempre si riuscivano a mettere assieme i pasti della giornata, mi domandavo dove avesse preso la forza e la determinazione per diventare ciò che era. Perché mio padre non era un eroe solo per me ma anche per la scuola come istituzione. Uno di quegli uomini che hanno dato tanto alla pedagogia e alle istituzioni senza chiedere in cambio onori o riconoscimenti. Uno su cui calza a pennello la definizione di "eroe borghese" e servitore dello Stato.

Le sue "esplorazioni" nell'ambito della didattica, della funzione ispettiva scolastica e dell'handicap, erano frutto dell'istinto e non del calcolo. E per questo erano una specie di dono per la sua sposa primordiale: la scuola. Gli stenti e la profondamente ingiusta privazione del padre quando era poco piú di un bambino, non hanno intaccato minimamente le sue inclinazioni e attitudini. Anzi: se possibile, le hanno rafforzate. E questo ancora oggi é fonte per me di grandi riflessioni ed esempio.

Era un "marito" per la scuola e per la sua compagna di una vita, mia madre, ma é stato anche un Padre eccezionale per me e mio fratello. Un "faro" che non ha mai mancato di illuminarci la strada da seguire, il modello a cui ispirarci. Anche questo é stato frutto dell'istinto e, in quanto tale, un grande dono. Un dono per cui ti siamo grati Babbo mio, un dono che cercheremo di trasmettere anche ai nostri figli. Gli stessi a cui tu hai voluto regalare tanto negli ultimi anni, combattendo a spada tratta una battaglia infernale con la malattia, continuando a scrivere racconti che gli narrassero di te e della tua storia oltre il tempo della vita. Hai lottato, hai resistito, finché la misericordia non ha voluto concederti un trapasso all'altezza della tua dignità.
Ciao Babbino caro, vola alto nel cielo ora. Ciao.
tuo, Maurizio


Tratto dalla biografia pubblicata sull'enciclopedia Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Decollanz):

Giuseppe Decollanz ritira il premio "Letteratura per l'Infanzia città di Bitritto"
per il libro Ai margini del cratere - 1988

Nasce in Basilicata, a Montepeloso (ora Irsina). Da bambino assiste all'arruolamento forzato del giovane padre, Luigi Decollanz, per la Campagna italiana di Grecia, voluta da Benito Mussolini, da cui non farà mai ritorno. Rimasto orfano di guerra, il più grande di tre fratelli, dedicherà la sua vita allo studio prima, all'insegnamento e alla pedagogia poi. Le tragiche esperienze dell'infanzia, la violenza del prelevamento forzato del padre da parte dei gerarchi fascisti, finiranno per influenzare molte delle sue opere letterarie, come: In "La guerra siamo noi", infatti, Decollanz racconta della sua infanzia da orfano e del passaggio in ritirata delle truppe tedesche alla fine della seconda guerra mondiale.

In "I datteri di Giarabub", invece, viene fotografata l'atmosfera di forte tensione politica che Irsina e il Mezzogiorno vivono, nel 1925, a ridosso dell'assassinio politico di Giacomo Matteotti. Figura di riferimento e di ispirazione della sua carriera, così come si evince anche dai suoi scritti, sarà Canio Musacchio (il primo sindacalista meridionale). Successivamente si trasferisce a Bari per frequentare l'Università. Prima di diventare dirigente della pubblica Istruzione, è stato maestro elementare e direttore didattico della scuola Niccolò Piccinni del capoluogo pugliese.

Le esperienze pedagogiche e tecniche accumulate si condensano in alcuni manuali e saggi che hanno contribuito a fare la storia dell'insegnamento e della scuola in generale."L’integrazione scolastica dei disabili" diventa un testo di riferimento per la preparazione di ogni insegnante di sostegno. "Il preside della scuola media", invece, diventa un manuale per i futuri direttori e dirigenti. Diversi corsi universitari indirizzati alle Scienze dell'educazione, infine, adottano i testi del Decollanz per la preparazione degli studenti agli esami.

Durante gli ultimi mesi della sua vita, pur combattendo con la malattia, si dedicava ad un progetto di riscatto della memoria storica della sua Basilicata. La volontà era quella di scrivere un'opera che offrisse il giusto contraltare alla visione che Carlo Levi aveva offerto del suo sud nel Cristo si é fermato ad Eboli. Da questo impegno sono nati due volumi attualmente in fase di revisione che, per volontà dei figli verranno presto pubblicati. I volumi narrano di una Lucania ancorata alle proprie tradizioni e illuminata da una antica saggezza contadina. L'opposto della visione semi catastrofista di Levi.

6 commenti:

  1. Un deferente inchino alla Sua memoria: tanti i i ricordi personali e familiari che mi legano a Lui - il più importante dei miei Maestri di cirigenza - mi tornano in mente.
    Bellissima la definizione di "eroe borghese": la fotografia di una personalità che mi accompagnerà sempre, accomunata nell'affetto a quella di mio padre, nel mio personale Pantheon.
    Carlo De Nitti

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  2. Grazie Di cuore Carlo
    Maurizio

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  3. Sono sommamente dispiaciuto di non essere stato presente questo pomeriggio in Cattedrale perchè impegnato negli scrutini di fine anno scolastico. Ci vedremo al trigesimo: nel frattempo ti sarei grato se mi volessi dire quale sarà la nuova 'dimora' di Tuo Padre.
    Grazie a te.
    Carlo

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    1. Carlo, mio padre riposa al Cimitero di Bari, nella cappella di famiglia.

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  4. pippo de lucia12/6/12 17:18

    Maledizione, Peppino, che fretta c'è ? Vai via così, dobbiamo ancora parlare di tante cose, discutere di scuola, diritto, politica, calcio … Resta ancora, dai … sono ormai trentasette anni che mi colpisce il tuo tono di voce, basso e fermo. Ma è difficile mettere in fila tutti i ricordi, non solo quelli estivi. Facciamo una cosa: io non dirò a nessuno che mi manchi, e tu continuerai a darmi buffetti scherzosi, a chiedermi delle mie cose, mentre controlli i nipotini sulla spiaggia … Dai, resta: devo ancora dirti guarda che bella famiglia che hai fatto, guarda come ti stimano tutti … spiegami ancora di te, della terra lucana e della civiltà contadina, delle prime lotte sindacali: rileggiamoci insieme il tuo libro. Maledizione, aspetta ...

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