Amadeo Peter Giannini, il "banchiere dei poveri" che voleva cambiare il mondo


Nei giorni che seguirono lo spaventoso terremoto che un secolo fa distrusse San Francisco, un signore di 36 anni fu visto trascinare carretti della frutta tra le rovine fumanti e i superstiti che si aggiravano per le strade come spettri in preda alla disperazione. Quel personaggio era Amadeo Peter Giannini, il figlio di due emigranti liguri che pochi anni prima aveva fondato la Bank of Italy. In quei carretti, sotto la frutta e la verdura, c'erano il denaro e l'oro della banca, che nascose nel camino della sua abitazione semidistrutta dal sisma. Dopo solo sei giorni fece riaprire la banca, creando una sede di fortuna nella casa del fratello medico, su cui espose un'insegna bruciacchiata che era riuscito a recuperare. Mise bene in vista anche un cartello con la scritta: ”Prestiti come prima, anzi più di prima”. La nuova Bank of Italy venne letteralmente presa d’assalto da una folla di sinistrati bisognosi di tutto, che ritiravano i depositi o chiedevano prestiti.


Amadeo girava per le zone devastate di San Francisco, per gli accampamenti fatti di tende, offrendo prestiti senza interesse e riempiendosi le tasche con foglietti firmati da immigrati di ogni nazionalità, talvolta contrassegnati da una croce. Giannini fu l’emblema della ricostruzione di San Francisco, non tanto per il denaro, quanto per la sicurezza che trasmetteva, per l’ottimismo che ispirava e la fiducia che infondeva a coloro che avevano perso tutto. Questa esperienza lo convinse che avrebbe fatto il banchiere per il resto della sua vita. Fu un successo clamoroso. La fama di Giannini cominciò a diventare leggenda. La fiducia nel suo coraggio e nella sua integrità morale fecero accorrere nuovi clienti da tutta la California. La ricostruzione di San Francisco, che all’epoca era il principale porto del Pacifico, attirò una massa di piccoli e grandi investitori e un'enorme quantità di denaro affluì nelle casse della banca. Nel 1909 la Bank of Italy inizia ad aprire filiali.


Nel ripercorrere la sua affascinante biografia, ciò che sorprende non è tanto quel che Amadeo Giannini ha fatto, ma come lo ha fatto. Per tutta la vita ha operato fuori della logica del profitto con l’ambizione di soddisfare le esigenze dei più deboli. E la sua vita ci dimostra come, anche senza porre il denaro in cima alla scala dei valori, si possano conseguire utili rilevanti e creare benessere per sé e per gli altri.

Nel 1901 decise di vendere la sua azienda ai dipendenti, che lo avrebbero pagato con i futuri guadagni, assicurandosi così un reddito che gli permetteva di sollevare la testa dagli impegni quotidiani e gli offriva l’opportunità di conoscere il mondo e riflettere. All'età di trentatré anni, un anno prima di fondare la Bank of Italy, aveva già elaborato una sua teoria sul denaro: «Non voglio diventare ricco» – affermava – «perché nessun uomo possiede in realtà la ricchezza, ma ne è posseduto». Nel 1926, mentre la Bank of Italy era in continua espansione, Giannini rifiuta un premio di 100.000 dollari e dichiara: «Un uomo che desideri possedere più di 500.000 dollari dovrebbe correre dallo psichiatra».

Nel 1920 Giannini intuì le possibilità di sviluppo dell’industria cinematografica, ponendo l’ attenzione sull’importanza socio-culturale che avrebbero assunto i modelli proposti dai film nello sviluppo della coscienza e del comportamento. Così, quando venne a sapere che un giovane artista di talento, che già aveva avuto successo con le comiche, non riusciva a trovare un finanziatore per un soggetto apparentemente difficile, ma di alto valore morale, Amadeo decise di prestare 50.000 dollari alla First National Distributors per la realizzazione del film Il monello di Charlie Chaplin. Il film sarebbe potuto costare meno, ma Amadeo volle che Chaplin, diventato un amico, non fosse costretto a troppe economie. In sei settimane rientrò del capitale e, in seguito, la sua banca ebbe enormi profitti.

Molti anni dopo stringe nuova amicizia con un autore di successo di un genere relativamente nuovo. Trascorre molte serate con lui a parlare di cinema e comunicazione e subito dopo decide di finanziarne un film. Si trattava di Walt Disney ed il film in questione era Biancaneve e i sette nani. In seguito fece altrettanto con Frank Capra, altro mostro sacro della cinematografia mondiale.

Nel gennaio del 1928, in epoca di euforia finanziaria, Giannini ricavò dalla sua partecipazione alla Bank of Italy utili per un milione e mezzo di dollari, ma dato che aveva già accumulato una fortuna di quasi 500.000 dollari, fedele ai propri principi rifiutò il premio, decise di devolverne l’intero ammontare all’Università della California per ricerche sulle tecnologie per l’agricoltura. Nel 1930 la Bank of Italy assunse il nome di "Bank of America National Trust and Saving Association".
È significativo notare che, quando la Bank of Italy chiuse i conti ed esaminò i sospesi, ci si accorse che sui prestiti senza garanzia era stato rimborsato il 96% del totale sborsato, e quindi complessivamente, considerando gli interessi, la banca non aveva subìto perdite sui prestiti concessi ai non abbienti. Al contrario, in tempi di crisi, i grandi banchieri che accettavano solo clienti danarosi, si trovarono a subire perdite considerevoli e non perdonavano a Giannini la sua lungimiranza.

Nel 1932, il sognatore Joseph Strauss, progettista del Golden Gate, non riuscendo a trovare un finanziatore per il suo progetto ebbe l’ispirazione di rivolgersi a Giannini. E la carta vincente per convincere Amadeo non fu il possibile profitto, ma la convinzione che il ponte avrebbe aiutato la popolazione di San Francisco ad uscire dal clima di depressione economica che aleggiava sulla città. Giannini finanziò il progetto con sei milioni di dollari e impose che la Bank of America non percepisse alcun interesse.

I banchieri tradizionali, invidiosi dei suoi successi, continuarono a fargli una guerra spietata, raccontando che il famoso banchiere era prepotente e ambizioso, e usava ogni mezzo per ottenere potere.
Superata la grande crisi economica degli anni Trenta, nel 1945 creò la Giannini Family Foundation con lo scopo di promuovere la ricerca medica. Durante la Seconda Guerra Mondiale la California divenne lo Stato più impegnato nella produzione bellica. La Bank of America finanziò la costruzione di aerei, navi, armamenti pesanti e leggeri, gestì i pagamenti delle forze armate e del personale civile. Amadeo Giannini incaricò il figlio Mario di occuparsi degli italiani confinati nei campi di concentramento, e di adoperarsi per cercare di evitare l’internamento di altri italoamericani. Subito dopo la fine della guerra volle che la banca partecipasse in prima persona alla ricostruzione dell’Italia. Si accordò con Arthur Schlesinger, responsabile della gestione del Piano Marshall, per accelerare l’invio degli aiuti, e la sua banca anticipò senza interessi gli importi di tutte le spedizioni dirette in Italia.

Nell’ottobre del 1945, all’età di settantacinque anni, Amadeo Peter Giannini lasciò definitivamente la presidenza della Bank of America, lasciando aperti i cassetti della sua scrivania che, del resto, non aveva mai chiuso: «Non ho nulla da nascondere – disse – così come non ha nulla da nascondere la banca». Contemporaneamente, annunciò che la Bank of America era diventata la più grande banca del mondo.

Morì nel 1949. Un accurato inventario di tutti i suoi beni, stabilì che essi ammontavano a 489.278 dollari.

tratto da: LINK

Questa storia, inevitabilmente, mi porta a ripensare alla puntata che REBUS ha dedicato al tema del "Signoraggio" bancario e all'etica nella finanza. Per chi avesse perso la trasmissione, la ritorva su YouTube:

























by Maurizio Decollanz. Powered by Blogger.