Nel suo Odissea, Nolan non celebra l'eroe infallibile. Mette a nudo l'uomo. E lo fa partendo dal suo peccato originale.
L'inganno del dono e la profanazione del sacro
Siamo abituati a considerare il Cavallo di Troia come la massima espressione dell'astuzia umane (metis). Nolan ribalta la prospettiva e ce ne mostra la natura sacrilega.
Odisseo è stanco, logorato da
dieci anni di assedio inutile. Per spezzare l'impasse escogita un sotterfugio
che infrange la regola aurea della convivenza nel mondo ellenico: utilizzare
l'osservanza delle leggi divine — il rispetto dovuto ai doni e agli dèi — come
cavallo di Troia per la distruzione. Camuffa un'arma di sterminio da offerta di
pace.
Ma questo è solo il primo
tassello del baratro. Una volta aperte le porte della città, Odisseo assiste
all'inevitabile: i suoi uomini sfogano una brutalità cieca contro gli
innocenti. Donne, anziani, bambini. È di fronte a quel massacro che l'eroe
realizza l'abominio commesso. L'invenzione nasceva per porre fine a una guerra,
ma il prezzo pagato è la morte della pietà.
Il filo rosso tra Odisseo e Oppenheimer
È impossibile non cogliere il
profondo, viscerale parallelo tra questo film e la precedente opera di Nolan, Oppenheimer.
Odisseo e J. Robert Oppenheimer
sono due facce della stessa medaglia. Entrambi sono guidati da un'ambizione
intellettuale e tecnica irresistibile: spingere la conoscenza e l'ingegno oltre
il limite perché ne hanno la capacità. La loro coscienza whispering
intuisce che quel "prodigio" (la fissione nucleare o la macchina di
legno) avrà conseguenze devastanti e ingovernabili. Ma non si fermano.
Di fronte alle macerie di Troia
così come di fronte al fungo atomico, entrambi gli uomini realizzano la stessa
spaventosa verità: l'invenzione è sfuggita al controllo del suo creatore.
L'atto d'ingegno ha catapultato il genere umano verso l'abisso. Il resto delle
loro vite non sarà un trionfo, ma un lungo, struggente travaglio di coscienza.
Un tentativo disperato di espiare una colpa indelebile.
Il monito per il nostro presente: dalla macchina di legno all'AI
Il racconto di Nolan travalica
il mito e parla direttamente al nostro presente. È una metafora lampante delle
nostre sfide contemporanee, a partire dallo sviluppo incontrollato
dell'Intelligenza Artificiale — una tecnologia creata dall'ingegno umano che sta
già mostrando chiari segni di poter sfuggire al nostro dominio.
In un passaggio chiave del film, Nolan fa pronunciare ad Odisseo una riflessione amara sulla natura ciclica dell'uomo: la tendenza ad avventurarsi verso il baratro della brutalità si ripete. Ogni volta che tocchiamo il fondo e superiamo il limite etico, viviamo una fase di sgomento in cui realizziamo il disastro e proviamo a correre ai ripari. Ma poi la storia si riavvolge. L'amnesia subentra, l'ingegno torna a superare la saggezza, e ogni volta che valichiamo quel confine, il mondo diventa un posto peggiore.
La responsabilità delle nostre
azioni
L'Odissea nolaniana non è
un film sulla vittoria, ma sulle conseguenze. Ci ricorda che non tutto ciò che
è tecnicamente possibile è anche eticamente lecito.
Nolan ci invita a fermarci, a guardare il cavallo di legno che stiamo costruendo oggi nei nostri laboratori e nelle nostre società, e a chiederci quale prezzo saremo disposti a pagare quando le sue porte si apriranno. Perché il viaggio di ritorno verso casa, dopo aver perso la propria umanità, può durare un'eternità.
