Nell’anniversario della sua
scomparsa, ricordare Umberto Eco non è un semplice atto di omaggio accademico,
ma una necessità civile. In un’epoca dominata da algoritmi opachi, flussi
ininterrotti di notizie e una polarizzazione che svilisce il dibattito pubblico,
la figura di Eco emerge come quella di un "faro" che ci ha lasciato
gli strumenti per non naufragare.
Oggi dobbiamo ricordare Eco
perché è stato il primo a capire che la cultura non è un accumulo di
nozioni, ma un sistema di difesa. Ci ha insegnato che la vera libertà non
risiede nella possibilità di dire qualunque cosa, ma nella capacità di
analizzare ciò che ci viene detto.
Ecco i motivi fondamentali per
cui la sua eredità è oggi più preziosa che mai e per i quali dobbiamo essergli
profondamente grati:
1. La difesa del Pensiero
Critico nell'era dei Social
Dobbiamo a Eco la lucidità con
cui ha analizzato la trasformazione della comunicazione di massa. Se Orwell in 1984
temeva il silenzio imposto dalla censura, Eco ci ha avvertito del pericolo
opposto: il rumore bianco della "legione degli imbecilli". Ci ha
insegnato che quando tutti hanno diritto di parola senza filtri critici, la
verità rischia di scomparire non perché vietata, ma perché resa indistinguibile
dalla menzogna.
2. Il Nome della Rosa e il
valore della verità
Il suo capolavoro non è solo un
romanzo, ma un manifesto sulla lotta per il sapere. Attraverso Guglielmo da
Baskerville, Eco ci ha donato l'archetipo dell'investigatore analitico. Ci ha
insegnato a diffidare delle soluzioni semplici e a comprendere che chi
controlla l'accesso alle informazioni (ieri le biblioteche delle abbazie, oggi
i server della Silicon Valley) controlla il destino degli uomini.
3. La Semiotica come strumento
di decodifica quotidiana
Dobbiamo essere grati a Eco per
aver trasformato la semiotica da disciplina accademica a "kit di
sopravvivenza". Con le sue Bustine di Minerva, ci ha mostrato come
decodificare i segni del quotidiano — dalla politica alla pubblicità —
svelandone i meccanismi nascosti. Ci ha insegnato che nulla è mai
"ovvio" e che dietro ogni messaggio si nasconde una struttura di
potere che il pensiero critico ha il dovere di interrogare.
4. La distinzione tra Memoria
Organica e "Minerale"
Eco è stato un visionario nel
distinguere tra la memoria del nostro spirito e quella custodita nei supporti
fisici (dai libri al silicio). Ci ha messo in guardia: delegare tutta la nostra
conoscenza alla "memoria minerale" senza coltivarla interiormente ci
rende gusci vuoti. In un presente che punta alla dematerializzazione digitale e
all'AI, questo richiamo a mantenere la cultura "dentro di noi" è
l'unica via per restare umani.
5. L'Opera Aperta e l'Antidoto
alla Distopia
Mentre i sistemi digitali tendono a chiuderci in "bolle" (filter bubbles) dove riceviamo solo ciò che già ci piace, l'idea di Opera Aperta di Eco ci ricorda che l'intelligenza umana vive nell'ambiguità e nella libera interpretazione. Ci ha lasciato l'antidoto contro il "Fascismo Eterno" (Ur-Fascismo): il rifiuto della semplificazione e la celebrazione della complessità.
In conclusione, Umberto Eco non ci ha lasciato
solo libri, ma una responsabilità: quella di essere lettori e cittadini attivi.
In questo anniversario, il modo migliore per onorarlo è spegnere per un attimo
il rumore del web e riaprire un libro — magari uno di quelli che custodiamo
nella nostra sezione Rebus Books — per tornare ad allenare l'unico
muscolo capace di renderci davvero liberi: il dubbio metodico.
"Chi non legge, a 70 anni
avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era
quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava
l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro." — Umberto Eco
