Quando su Odeon c'era Funari


Rivedevo alcuni spezzoni dei programmi che Gianfranco Funari, buon'anima, faceva su Odeon tv. Lui lo considerava un "parcheggio", anzi no, un "purgatorio". Ma rivedendo quei momenti di televisioni ignorati dalla massa mi rendo conto di quanta libertà aveva a disposizione Mr. "A bocca aperta" proprio sulla piccola Odeon.


Un modo di fare tv "senza bavaglio" che mi ricorda molto da vicino alcuni programmi attuali della rete in cui lavoro (ogni riferimento è puramente casuali) e chi mi viene una gran voglia di riprendere e rendere attuali. Nessuno, e ribadisco nessuno, ha mai raccolto l'eredità di Gianfranco. Forse è arrivato il momento che qualcuno si faccia avanti.


Ciao Gianfranco, anche io voglio essere un "giornalaio".
Maurizio Decollanz


Ripropongo di seguito alcuni momenti de "La storia siamo IO", trasmissione che Funari conduceva, appunto, su Odeon. Questa, in particolare, era incentrata sul lavoro di inchiesta di Travaglio, Gomez, Barbacetto.
Buona visione:







Tratto dal Blog di Marco Travaglio (LINK)
La telefonata arrivava alle ore più impensate, annunciata dalla voce dolce di Morena, la moglie. «Ti passo Gianfranco». «A Trava’, stammatina m’hai proprio fatto godereee…». E giù a ridere su Bellachioma, Uòlter, James Bondi.


La prima volta che si fece vivo ero appena stato al Satyricon di Luttazzi, marzo 2001: «Ora quello rivince e ci fa un culo così. Io ci sono già passato, adesso tocca a te. Ma, quando vuoi, il mio programma per te è sempre aperto».


Per cinque anni casa Funari fu per me l’unica porta aperta in tv, o quasi. Nello studiolo disadorno di Odeon, alle porte di Milano, capii che quell’omino barbuto e tossicchiante, aggrappato al bastone e all’eterna sigaretta, era un grande della tv.

Gli piaceva sfatare i luoghi comuni e le verità ufficiali, cioè le bugie: per smontare quella dell’assoluzione di Andreotti (in realtà prescritto, dunque colpevole di mafia fino al 1980) aveva promosso una vera campagna, diventando amico del procuratore Caselli.


Nella sua vita aveva guadagnato molti soldi, ma non vi era attaccato. E questo era il suo segreto, oltre al fiuto felino che gli faceva annusare in anticipo quel che «sente la gente». Perciò piaceva così tanto agli italiani semplici. Perciò Berlusconi l’aveva voluto con sé e per lo stesso motivo l’aveva poi cacciato per ordine «del Principe», cioè di Craxi. Perciò la cultura ufficiale lo snobbava, anche se per la cultura ha fatto più lui di cento professoroni (o forse proprio per questo).


Ieri è morto un uomo libero.
E la televisione italiana, da oggi, è ancora meno libera.
Marco Travaglio
13 luglio 2008

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