STORIA DELLA MASSONERIA (capitolo secondo) - intervista a Michele Allegri: dal ruolo di Gelli nella massoneria italiana al mistero Peron e la P2


 
Prosegue l'intervista a Michele Allegri sulla storia della Massoneria. Nel primo capitolo eravamo arrivati all'iniziazione di Gelli e da quel punto ripartiamo.

Quindi, in sostanza, un Gelli massone ed unico uomo di riferimento degli italo-americani che spadroneggiavano nell’Italia del secondo dopoguerra?
Non proprio! E’ vero che Gelli aveva molte discussioni massoniche con personaggi del calibro di Charles Poletti, già Governatore dell’Italia liberata, ma Gelli non è un siciliano né un calabrese. Se gli americani o meglio gli italo-americani avevano un loro referente in Italia, questi era il principe Giovanni Alliata di Monreale, che fu tra gli organizzatori della strage di Portella della Ginestra nel 1947. Alliata fu insignito dagli americani del grado di 33 e costituì un’Obbedienza direttamente riconosciuta dagli americani che era sita in via Lombardia a Roma. La scelta ricadde sul Principe perché agli americani non piaceva molto il Grande Oriente d’Italia, forse perché lo consideravano troppo pieno di persone del Nord e troppo di sinistra. Con l’entrata di Gelli nel Grande Oriente, cioè con l’entrata di un ex fascista, la figura del principe siciliano divenne pleonastica, anche se il venerabile aretino dovette farlo entrare nella P2. Alliata era troppo immanicato con gli italo-americani che contavano in America per restare fuori da questi giochi politico-massonici!


Parlami di Gelli massone...
Gelli fu massone molto prima di quanto dicono gli atti della Commissione P2, che fissano la sua data d’iniziazione nel 1965. Sì, è vero che Gelli entrò nel Grande Oriente in quell’anno ma lui era stato iniziato già nel 1946 e dintorni. Aveva collaborato molto con gli americani fin da quando stava in esilio nell’isola della Maddalena ma, in realtà, la sua forza, quello che sarà chiamato l’oscuro potere gelliano, traeva linfa dalla sua appartenenza ad una struttura atlantica che aveva compiti militari e politici che, come qualcuno mi può insegnare, non coincide completamente con gli interessi americani né con la classica C.I.A… 


Certo, è vero, figure come Philip Guarino o il presidente Juan Peron gli sono state di grandissimo aiuto ma, ripeto, Gelli lavorava per una causa atlantica e solo secondariamente americana… E ti dico una cosa: Gelli e Peron s’incontrarono per la prima volta in Italia, quando il futuro presidente dell’Argentina svolgeva il servizio militare negli Alpini… ma quando mai uno straniero può svolgere il servizio militare al soldo di un altro Stato? Peron, secondo te, era argentino?

Ma allora se Gelli non lavorava per la massoneria americana, come faceva ad affiliare alla P2 tutti quei pezzi da novanta dei servizi segreti italiani, come Vito Miceli, Federico Umberto d’Amato o Giovanni Fanelli oppure generali dei carabinieri come il gen. Picchiotti o il gen. Dalla Chiesa?
La massoneria non c’entra nulla con quei reclutamenti, né quella americana, né quella italiana. Gelli non si mosse motu proprio in massoneria e quei nomi che tu fai non erano farina del suo sacco. Gelli era a conoscenza di tutte le mosse dei servizi nostrani ma non era alle loro dipendenze. Diciamo che l’appartenenza alla massoneria era un buon biglietto da visita per diventare credibile agli occhi dei poteri atlantici… se un ufficiale voleva entrare nei servizi doveva passare sotto la forca caudina della loggia gelliana per avere il bollino blu atlantico… ciò nonostante Gelli godeva di una certa mobilità d’azione per il reclutamento. Lui era l’attivatore, lui era stato incaricato di essere il segretario generale della loggia Propaganda massonica numero 2, però, a dirla tutta, non sempre gli riusciva una mossa, perché non sempre “gli atlantici” lo aiutavano nei reclutamenti… quindi, tante volte, doveva darsi all’improvvisazione. 

Giulio Andreotti e Licio Gelli
Quando sapeva che c’era una nomina importante, si faceva dire da un giornalista che lo chiamava tutte le mattine alle 6.00 del mattino, chi era nella terna e poi faceva la telefonata a tutti e tre i candidati. A tutti e tre chiedeva l’iscrizione alla loggia ma, prima, a tutti e tre prometteva il suo interessamento attraverso gli iscritti della sua loggia che erano presenti, a sentir lui, in tutti i gangli vitali dello Stato. Quello che vinceva, tante volte vinceva senza l’aiuto del Venerabile ma il vincente, invece, credeva che qualcuno della P2 si fosse speso per lui, quindi, non gli rimaneva che dichiarare fedeltà assoluta al venerabile e compilava la domanda per l’iscrizione alla loggia… agli altri due, l’aretino diceva che avrebbero dovuto aspettare tempi migliori, che era arrivata una complicazione, tirava fuori una scusa qualsiasi, lasciandoli in stand by. Oppure, come ha rivelato il faccendiere Pazienza, Gelli faceva così, utilizzando l’imitatore Alighiero Noschese che s’iscrisse anche alla P2, oltre ad altre logge coperte del circuito di Piazza del Gesù. Gelli invitava “il pollo” nella suite dell’Excelsior, quando questi entrava, Gelli si faceva sentire parlare al telefono con persone che chiamava affettuosamente o “Giulio” (Giulio Andreotti) oppure “Amintore” (Amintore Fanfani), poi glielo passava perché toccasse con mano quale potenza la P2 rappresentava. Dall’altra parte del telefono, però, non c’era uno di quei due potenti democristiani ma il celebre imitatore che incantava l’interlocutore dicendosi amicissimo del venerabile aretino e disposto ad aiutarlo per qualsiasi favore avesse chiesto. Che rimaneva al povero pollo, se non d’iscriversi al loggione?
Gli iscritti alla P2, quelli del campo militare, dei servizi, delle forze dell’ordine, della magistratura, della burocrazia erano teleguidate dal “potere atlantico”, dovevano essere reclutati in quella struttura per frenare il pericolo rosso in Italia, gli altri, invece, in particolare gli imprenditori, i politici e banchieri erano farina del sacco di Gelli. La sua abilità era quella di mischiarli insieme. 

Finalità?
La finalità di Gelli non era certamente quella di rovesciare la democrazia in Italia ma di far affari remunerativi con la compiacenza dei politicanti del tempo, soprattutto quelli di marca D.C. che lui aveva conosciuto quando faceva il tirapiedi dell’On. Romolo Decidue, già onorevole democristiano di Pistoia.
Per poter svolgere questi affari con tranquillità, senza disturbo, doveva far in modo che i poteri dello Stato, la magistratura, la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, i servizi, girassero la testa dall’altra parte… e i poteri atlantici questo glielo hanno permesso, fino ad un certo punto però, poi lo hanno scaricato e da lì, in quel momento, gli è venuto addosso di tutto anche e soprattutto da parte di quei servizi segreti che lui millantava fossero in mano sua! 

Permettimi il beneficio del dubbio sul fatto che le intenzioni di Gelli non fossero antidemocratiche. Ad ogni modo, qual è lo stato della Massoneria italiana di oggi?
Gli italiani hanno il gene della divisione e la massoneria non può essere che così in Italia, e cioè divisa. Ci sono tre tronconi principali i cui gran maestri sono l’uno contro l’altro. E poi manca una legge che faccia chiarezza tra ciò che è massoneria e ciò che non lo è. In Italia è possibile la creazione di gruppi che abbiano simbologia e denominazioni massoniche senza incorrere in alcuna sanzione purché siano regolarmente registrati come associazioni non riconosciute. Diciamo che, attualmente, in Italia nessuno Rito Scozzese Antico ed Accettato gode dell’appoggio e del riconoscimento della Giurisdizione Sud del Rito Scozzese che ha sede in Washington e storicamente aveva sede in Charleston. Il Grande Oriente d’Italia, che è nato nel 1805, è l’unica obbedienza storica che ha, però, il riconoscimento di quasi tutte le Obbedienze massoniche degli U.S.A e di tutti gli Stati del mondo. La Gran Loggia d’Italia, nata nel 1965, è invece riconosciuta dal Grande Oriente di Francia. Appartiene al circuito delle Obbedienze adogmatiche, quelle aperte anche alle donne. Infine, la Gran Loggia Regolare d’Italia, dal 1993, è l’unica obbedienza riconosciuta dalla casa madre inglese.


Nel documento: il 5 Marzo del 1995 la Gran Loggia Regolare d'Italia riceve  il riconoscimento della Gran Loggia dello Stato di Israele, come è attestato dalla lettera del Gran Segretario, il molto venerabile Fratello Israel S. Doni, con la quale si dichiara che "La Gran Loggia Regolare d'Italia è l'unica suprema autorità massonica in Italia", che qui viene riprodotta integralmente.

fine della seconda parte.
by Maurizio Decollanz. Powered by Blogger.