Le domande che non ti ho fatto

Giuseppe Decollanz, in alto al cnetro, con una delle sue classi di scuola elementare
Tre anni dopo che hai perso un padre, nel giorno esatto dell'anniversario della ricorrenza, ti capita di pensare tante cose. Che ti manca, ovviamente, che oggi gli avresti raccontato di te e delle ultime imprese dei suoi nipoti. Ma con la maturità e il trascorrere degli anni ti capita anche di pensare alle domande. A quelle che gli hai fatto, poche forse, a quelle che non gli hai fatto, tante probabilmente, e a quelle che avresti voluto fargli ora. Le domande che riguardano l'essere padre, ora che lo sei anche tu da tanti anni. Le domande che riguardano essere marito, ora che anche tu lo sei da tanti anni. Le domande che riguardano l'essere uomo ora che anche tu ritieni di esserlo diventato.

E allora può darsi che vi capiti, come a me, di sentire le risposte dentro, come se scopriste, anche con grande sorpresa, che chi non c'è più è cresciuto nella sua essenza nel vostro animo. Forse dipende tutto dall'eredità genetica o forse c'è una spiegazione che ancora non abbiamo. Le persone care che non ci sono più rivivono attraverso di noi, attraverso la loro discendenza, attraverso i nostri gesti e le nostre parole. Forse me lo avevi già spiegato, forse l'ho capito solo ora, ma comunque grazie Babbo. Grazie per tutte le risposte.

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